Produzione Greco di Bianco

Nei primi anni dell'800 alcuni antenati della famiglia Ielasi legano il proprio nome alla produzione Greco di Bianco, veri e propri pionieri del settore.

Nel 1920 il Cavalier Avv. Domenico Ielasi decide di continuare la produzione di famiglia, a fini amatoriali e di stretto consumo, ma comunque contrassegnata da grande passione e meticolosità.
La cantina segue oggi la strada tracciata ai primi anni del Novecento: produzione limitata (ristretta al solo Greco di Bianco, per un totale di circa 4000 litri annui). La produzione del passito Greco di Bianco è consentita solo nel territorio di Bianco, da cui prende il nome, ed in una porzione limitrofa del Comune di Casignana. Il passito DOC è ritenuto il vino più antico d'Italia insieme al Moscato di Siracusa e si abbina (per contrasto) ai formaggi non dolci, con cui può pasteggiarsi, e (per assonanza) con la pasticceria.


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“Andiamo sulla jonica, al villaggio chiamato Bianco.

Ci accompagnano e ci colmano di gentilezza ancorai tre amici di ieri. Andiamo da un magistrato, Ferdinando Ielasi, Presidente della Corte d’Assise. Pare faccia vini eccelsi: Il Greco di Bianco e il Mantonico.Perdiamo tempo per la strada. Ci fermiamo a Spropoli poco prima di Capo Spartivento e di Brancaleone. Mia moglie fotografa un soggetto da impressionista moderno, cioè fi gurativo semplificato, cioè innervato da un evidente struttura geometrica e diviso in poche zone orizzontali, ciascuna di una corposità relativamente omogenea: Un primo piano verdegiallo, vigne; un secondo piano verdegrigio agavi e fichi d’india; quindi rotaie, un solo binario, una sola grande curva Incandescente al sole e parallela alla curva che fa, più in la, la bianca spiaggia della Punta di Spropoli; Infine il mare aperto, il cielo, e sulla destra le cineree lontananze della Sicilia, la sfumata sagoma dell’Etna. Quadro bellissimo: la la sua bellezza si costruisce da se’, sulla curva delle rotaie. Un caso in cui il progresso non nuoce alla natura, anzi vi si accorda e la esalta. Ma chi può’ dire? Forse, questa bellezza, la suggeriscono le rotaie solo perché sono nostalgia di un progresso ormai trapassato e dolore di un progresso presente che odiamo.

Il Presidente Ielasi è piccolo, sottile, bianco avorio: sorridente, intelligente e gentile. Ci riceve in un salotto al pianterreno della sua casa modernissima. Gli dico che abbiamo poco tempo, vogliamo vedere subito le vigne e dove fa il vino. Lui si allontana per ordinare la macchina.

<< Magistrato straordinariamente mite >>, dico a mia moglie.

<< Mite?>>, dice lei, << sbagli di grosso: quello quando passa, tremano i muri. Guarda il naso.>>

Ielasi torna e subito lo vedo diverso: certamente una persona garbata, ma anche esatto, lucido, nervi saldi: sa quello che vuole ed è abituato a ottenerlo. Ora noto il naso, e lo sguardo d’acciaio: assomiglia a un falchetto: un falchetto addomesticato dall’ideale dell’ordine e della giustizia.

Le vigne sono lontane dal mare qualche chilometro, in una pianura ampia che risale insensibilmente verso le colline. Ben disposte, quali a spalliera, quali a alberello, e splendidamente tenute. Sia il Greco sia il Mantonico, sono vini, sono vini da dessert: infatti, al centro delle vigne, sotto una rustica, deliziosa tettoia, vedo un’abbondante scorta di graticci di canna: su questi, le uve appena vendemmiate maturano all’aperto, al sole, almeno una settimana e non piú di dieci giorni. Altrettanto bello il palmento, ossia il luogo dove si pigia. È un edificio basso e bianco, con un portico aperto su un cortile. D’angolo, un altro portico: la vecchia casa dei Ielasi, che si addossa all’abside dalla chiesetta neoclassica di San Francesco. Il Presidente, trasferendosi qualche anno fa nella nuova abitazione, ha ceduto questa al contadino.

<< Ma se lei la restaura, diventa una villa l’ultima moda ! Perché non fa a cambio col contadino ? >>

E lui non dice di no, si limita a sorridermi benignamente:

<< Può essere un’idea. >>

In mezzo al cortile, su un tavolino di marmo, sono pronti i bicchieri per l’assaggio e le bottiglie. Il Greco di Bianco fa 16 gradi. Vitigno: Greco. Colore giallo dorato intenso. Profumo quasi amarognolo come di zagara cioè fi or d’arancio. Gusto dolce, ma non troppo dolce.2 anni in botte prima di imbottigliare, e ogni anno viene travasato due volte. Imbottigliato, invecchia al massimo per altri due o tre: a poco a poco si va più asciutto e poi si perde. Ha poco tannino. Proviamo una bottiglia giovane, del 74. Gradi 16, ma forse di più. Ai primi sorsi, e più specialmente sulla lingua ché non al palato,trovo una straordinaria somiglianza col nostro Caluso. Antonio Donat Cattin, che è amico personale di Ielasi, assaggia anche lui, medita, e mi dà ragione. Continuando, scopro tuttavia la differenza: il Caluso, col suo gusto gradevole e profondo di castagna, mi pare più consistente e meno alcolico: più concreto, direi, e meno astratto. Il solito guaio, anche qui, dei vini meridionali: ma questo Greco è squisito, e di grande classe.

Il Mantonico invece (qualcuno dice Montonico) ha colore più scuro: quasi marrone. Profumo forte, sapore tannico. Gradi 16. Travasi e tempo in botte come il Greco: ma, Diversamente dal Greco invecchia benissimo, ed è decisamente più dolce, più spesso, quasi succulento: assomiglia, casomai, al Marsala: ma un Marsala, s’intende, non lavorato, non rinforzato.”

Tratto dal libro “ Vino al vino” di Mario SOLDATI.

Mondadori (collana Oscar grandi classici) 2006

"Dopo Pranzo, il cui ultimo atto è stato di gustare diversi bicchieri di un vecchio vino, molto stimato dai calabresi e chiamato Vino Greco, siamo passati nel grande salone del palazzo, la lui vista dal lato est è splendida. Qui don Pasquale ci ha mostrato una grande collezione di monete locresi, siracusane e romane, trovate nelle vicinanze, dopo di che il nostro bravo ospite ci ha sacrificati leggendoci ad alta voce capitolo per capitolo un libro che stava scrivendo su Locri ( un opus magnum che, per quanto molto erudito, era abbastanza noioso). Tutti i suggerimenti di riposo erano vani; cosi Proby si è addormentato, e io ero sul punto di seguire il suo esempio; stavo per scusarmi per andare a letto, quando il nostro autore si mise a sbadigliare, fece pausa, e cadde nelle braccia sonnolente di Morfeo, così che l'assemblea letteraria si sciolse nemine contradicente."

Tratto dal libro "Diario di un viaggio a piedi" di Edward LEAR

Edizioni Parallelo 38

Greco di Bianco

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